Abu Simbel
Non si tratta solamente dei due templi di Abu Simbel ma di un vero e proprio evento storico. Infatti, quando i templi (280 km da Aswan) rischiarono di essere sommersi dal Lago Nasser, a causa della nuova costruzione dell’Alta Diga, il governo egiziano si assicurò il sostegno dell’UNESCO e lanciò un appello al mondo intero per salvarli.
La missione di salvataggio che durò dal 1964 al 1968, prevedeva lo smantellamento di questi templi che vennero trasferiti a circa 60 m d’altezza sulla rupe di arenaria dove furono costruiti circa 3000 anni fa.
Nonostante i punti di giuntura delle pietre siano stati riempiti dagli esperti di antichità, all’interno dei templi è ancora possibile vedere dove i blocchi erano originariamente tagliati. Si può anche visitare la grotta costruita dall’uomo dove ammirare un’esposizione di fotografie relative alle diverse fasi che illustrano tutto il progetto di smantellamento.
Di Abu Simbel ne parlò per primo J.L. Burckhardt nel 1813, quando, arrivato per la prima volta fino alla montagna, vide soltanto la facciata del grande tempio perchè si stava già preparando alla partenza via Nilo. I 2 templi, quello di Ramses II, inizialmente dedicato al Re – Harakhte, e quello di sua moglie, Nefertari, dedicato soprattutto ad Hathor, erano una tappa obbligata per i Vittoriani che a quel tempo visitavano l’Egitto, anche se visitarli, comportava una gita sul Nilo ed il rischio di trovare i templi coperti di sabbia, così infatti li trovò la prima volta Burckhardt.




